sabato, 09 febbraio 2008
“Sorridenza”.
No amici cari. E’ perfettamente inutile che vi affaniate a consultare vocabolari e dizionari (on line o cartacei) per scoprire l’arcano significato di questo vocabolo. Perché non lo troverete mai. Il vocabolo in questione è infatti nato appena ieri, partorito con un guizzo strepitoso dalla mente di una bimba di cinque anni e mezzo: mia figlia Federica.
E’ sorprendente quello che riescono a fare i bambini. E’ stupefacente come degli esserini così piccoli, assolutamente privi di esperienza (se non quella istintiva) e di cultura nozionistica possano colpire a volte noi adulti con la stessa violenza di un pesante maglio. A volte anche solo con la verità, nuda e cruda.
Un maestro zen diceva “se la tua mente non è oscurata da cose superflue, stai vivendo la stagione più bella della vita”. E i bambini fanno proprio questo. Il loro vivere istintivamente, il loro guardare le cose nella loro pura essenza, l’assenza di quel “vissuto” che crea sovrastrutture e barriere devastanti per noi adulti quali pregiudizi e preconcetti, li rende magnificamente capaci di fotografare istantaneamente la pura realtà, come se avessero nella mente e negli occhi una macchina a 100 megapixel.
E ieri mia figlia, guardando mia moglie, ha scattato una di queste meravigliose immagini, fermando per sempre nel tempo una sensazione di terrificante potenza e bellezza dicendole, dopo averle scattato una foto con il cellulare: “Mamma, meno male che hai fatto un po’ di sorridenza”.
Confesso che lì per lì ho riso, rimarcando l’errore grammaticale e premurandomi immediatamente, da buon docente, di correggerla dicendo “Ma no amore, sorridenza non si dice. Non esiste”.
Ma subito dopo mi sono fermato a riflettere. Perché non esiste? Forse non nel vocabolario della lingua italiana, ma perdiana, la “sorridenza” esiste eccome. Anzi, DEVE esistere.
E’ una qualità mirabile, una dote preziosa, un’ancora di salvezza, un porto sicuro, un calumet della pace, una bandiera bianca sventolata disperatamente sui ponti delle nostre vite. Forse una filosofia di vita.
“Sorridenza” è capacità di sdrammatizzare, di tendere una mano, a se stessi forse prima che alla persona a cui stiamo sorridendo. Sorridere di noi, per imparare a non prenderci troppo sul serio. Sorridere quando capiamo che qualcosa o qualcuno attorno a noi ha bisogno di essere incoraggiato a farlo. Sorridere semplicemente perché non costa nulla, e aiuta più di tante cose che costano una cifra.
Sorridenza fa rima con potenza, con essenza, con tendenza, con riconoscenza. Forse non a caso. Visto che la parola è uscita dalla bocca di una bambina che come tutti i bambini del mondo ha la potenza del suo essere bambino e tende a rivolgersi a tutti con riconoscenza. Forse solo perché è riconoscente nei riguardi della vita stessa.
Io da oggi, nel nome di Federica, cercherò di vivere con “sorridenza”. Perché se lo merita. Perché, forse, ce lo meritiamo tutti. E ne abbiamo maledettamente bisogno.
postato da: gidago alle ore febbraio 09, 2008 17:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:non solo sport
mercoledì, 16 gennaio 2008
In questo periodo devo dire che mi sto abituando alle sconfitte.
Ma quella che, come scienziato e soprattutto come fisico, ho subito ieri con la notizia della rinuncia da parte del Papa Benedetto XVI alla visita all'Università romana della Sapienza, è stata bruciante come non mai.
Da uomo di pensiero, ateo e laico, confesso che l'atteggiamento di questo Pontefice mi disturba molto. Dal suo insediamento Papa Ratzinger ha dimostrato un comportamento completamente opposto a quello del suo grande predecessore Wojtyla: il suo "integralismo" cattolico sta portando indietro la Chiesa Cattolica di diversi secoli, e la sua chiusura mentale sta scavando un solco profondissimo tra il clero e la società reale.
E' come se la Chiesa si arroccasse volutamente su posizioni provocatorie e anacronistiche e dicesse alla gente "o con noi o contro di noi: o il Paradiso o all'Inferno". Tutto questo alla faccia di chi nella Fede cerca risposte importanti ai propri dubbi, e alla faccia di fedeli che invece di preti con una mentalità vergognosamente chiusa, vorrebbero delle persone sensibili e aperte, con un'atteggiamento di comprensione e di ascolto. Ma soprattutto coscienti che il mondo ormai è cambiato, e che ignorare questi cambiamenti è da stupidi.
Tutto ciò che il grande Papa Giovanni XXIII aveva fatto con il Concilio Vaticano II questo Papa smentisce. Non mi sorprenderei se tra un anno circa annunciasse la rinascita del Tribunale della Santa Inquisizione, con lui nelle vesti di novello Torquemada.
Ciò posto, la decisione dei miei colleghi fisici della Sapienza di prendere posizione contro la visita di Ratzinger all'Università è gravemente sbagliata. per almeno due evidenti motivi.
1) Chi dice di essere aperto al dialogo, e propugna la libertà di pensiero e di opinione non può opporsi all'espressione del pensiero di un altro. Anche se sai che la pensa diversamente da te. Altrimenti cadi in contraddizione. E diventi come gli Ultrà allo stadio. Che il Papa abbia detto che il processo a Galileo fu giusto è cosa gravissima, ma è il Papa stesso che ha fatto una magra figura dicendolo, non noi, che siamo (assieme a Galileo) dalla parte della ragione. Il Papa era dalla parte del torto, ma mettendolo a tacere i docenti e gli studenti lo hanno trasformato in una vittima. Così noi scienziati (assurdo) ci siamo sentiti dare degli oscurantisti da loro. Davvero un bel capolavoro. Opporsi al dialogo è sempre sbagliato. Non era più semplice ignorarlo e basta?
2) I docenti che si sono opposti alla visita del Papa hanno trascurato (colpevolmente) l'effetto-boomerang della loro azione. Il Vaticano (che in fatto di comunicazione ne sa più di Berlusconi) non aspettava altro. Con abili e strategiche mosse politiche ha strumentalizzato a proprio vantaggio il comunicato dei fisici e ha imbastito una guerra di religione, ben sapendo che l'opinione pubblica si sarebbe schierata dalla sua parte. E così è stato.
Ci rimarrà sempre il dubbio che Papa Ratzinger, parlando a docenti e studenti della Sapienza, avrebbe potuto dire "Galileo era nel giusto e noi no", Forse non l'avrebbe mai fatto, ma i docenti e gli studenti della Sapienza hanno sbagliato a non dargli (almeno in pectore) quella possibilità.
postato da: gidago alle ore gennaio 16, 2008 20:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:non solo sport
lunedì, 31 dicembre 2007
Una bellissima canzone di Raf dei miei tempi (…ebbene sì, ormai anch’io parlo come un anzianotto…) recitava “Cosa resterà di questi anni 80”…E alla fine di ogni anno tutti ci poniamo la stessa domanda: cosa resterà dei 365 giorni che ormai guardiamo dietro le nostre spalle?
Giorni che forse ci sono scivolati addosso, o che ci sono rimasti dentro, a seconda di quello che abbiamo sentito o vissuto.
Posto che il bilancio definitivo va fatto tarandolo su quanto è accaduto nelle nostre singole vite, sicuramente ci sono alcune immagini del 2007 che è giusto e bene ricordare.
Come dimenticare ad esempio quel fiume di tonache rosse che scorre per le vie di Rangoon, migliaia di monaci in corteo e la repressione finita nel sangue che lo scorso settembre ha segnato la Birmania. O le immagini di quel giardino della scuola di Rignano Flaminio, vuoto di quei bambini sui quali ancora non sappiamo se siano stati commessi orrendi abusi. O le orrende sequenze del rogo della Tyssenkrupp, dove sette poveri padri di famiglia lavoratori hanno perso la vita mentre portavano il pane a casa. Loro morivano bruciati mentre una parte di mondo decideva in quale isola del Pacifico passare le vacanze. Oppure la strage di Erba, della quale sono accusati i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Uno dei tanti misteri di cui in Italia (non si capisce perché) non si riesce mai a scoprire i colpevoli. E pensiamo al giallo di Garlasco, o a quello di Perugia. Ormai la parola “giallo” non è più associata ad un genere letterario, ma all’impossibilità di stabilire un colpevole. Raro controsenso, visto che nei gialli in genere nelle ultime pagine il colpevole esce sempre fuori.
Della politica preferisco non parlare. La detesto e (fortunatamente) non me ne occupo. Tra l’altro recentemente ho letto il bellissimo libro “La Casta”, e leggendolo passa la voglia di votare per i prossimi duecento anni.
Parlavamo di cronaca, e accanto ai delitti efferati che abbiamo citato, come dimenticare l'assassinio di Giovanna Reggiani, a Roma, e la morte, in quel tragico 2 Febbraio, dell'ispettore Filippo Raciti, ucciso durante gli scontri con gruppi di ultrà fuori dallo stadio di Catania.
Io ero lì. Casi surreali in cui la cronaca che leggi si mischia con le immagini presenti nei tuoi occhi. Nei miei occhi. Non raccontate. Vissute.
Il mio modo di vivere il calcio, da quel giorno è cambiato.
E a proposito di vita quotidiana che si intreccia con la cronaca, il 2007 lo ricorderemo tutti per il fatto di non essere mai riusciti, in dodici lunghi mesi, ad arrivare mai alla fine con qualche soldo in tasca. Sempre disintegrati da aumenti, tasse, bollette e balzelli. Una tragedia rispetto alla quale sembra che nessuno riesca a porre rimedio. Personalmente mi sento fortunato a non avere un mutuo sulle spalle….vivrei già sotto i ponti.
Il 2007 ha visto andar via anche tanti personaggi celebri; ne ricorderò solo due: Pavarotti e Biagi.
Infine lo sport, che anche quest’anno ci ha regalato soddisfazioni indimenticabili: la vittoria della Ferrari al Mondiale di Formula Uno, quella di Bettini ai Mondiali di ciclismo, quella della nazionale femminile agli Europei di pallavolo, quella del Milan in Champion's League e al Mondiale per Club. In mezzo tante immagini splendide regalateci dal più nobile degli sport: il rugby, che ha celebrato in Francia un mondiale bellissimo.
Dulcis in fundo il nostro Palermo, che in mezzo a mille traversie è riuscito a buttar via una qualificazione in Champions’ che sembrava lì da prendere, ha regalato gare memorabili e prestazioni allucinanti, ma che alla fine è sempre lì, nell’Olimpo del calcio italico, a cercare di conquistare ancora l’Europa. Che poi è inutile se la butti via contro undici dilettanti dopolavoristi cechi della Skoda.
Che il 2008 spazzi via tutto il brutto del 2007, e ci lasci tutto il meglio.
Che spazzi via tutta la tristezza dalle nostre vite e ci regali lavoro, salute, soldi e felicità.
Forse è chiedere troppo, ma come mi ha scritto poco fa un’amica in un sms, sperare non costa nulla.
Auguri a tutti.
postato da: gidago alle ore dicembre 31, 2007 13:51 | Permalink | commenti (5)
categoria:non solo sport