domenica, 31 agosto 2008
Prima giornata in archivio e primi importanti spunti di commento per il campionato.
26 i gol segnati, frutto di cinque vittorie interne, due esterne e tre pareggi. Un buon bottino, considerando anche che su molti campi c'era ancora molto caldo e un'umidità significativa. Buono l'operato degli arbitri, che si sono ben comportati su tutti i campi, mentre c'è da registrare purtroppo la prima partita rovinata dai soliti ultrà delinquenti e criminali. Roma-Napoli era considerata partita a rischio e lo è stata. Ora si spera che da domenica prossima si vietino sempre più trasferte. Così la gente perbene che vuole andare allo stadio tranquilla lo potrà fare in santa pace. Vediamo se questo Governo che si sente tanto capace di badare alla sicurezza dei cittadini saprà fare il proprio dovere o, come è costume della gente berlusconiana, saprà vendere solo e soltanto fumo.
La classifica ovviamente non ha alcun significato, e quindi è meglio analizzare i risultati considerando le singole partite giocate.
La giornata presentava due scontri diretti tra squadre di alta classifica, Fiorentina-Juve e Roma-Napoli, ed entrambe si sono concluse in parità, favorendo sicuramente le squadre ospiti. Immediatamente sotto, per importanza, stava Samp-Inter, e per uno strano scherzo del destino anche questa partita è finita 1-1. Un fatto che va a tutto vantaggio del Milan, autore del flop di giornata e sconfitto in casa dal modesto Bologna. Proprio i punti persi con le piccole sono costate in questi ultimi anni lo scudetto ai rossoneri, un'abitudine che la squadra di Ancelotti sembra non perdere. Da segnalare la prova di Ronaldinho, autentico poeta del Pallone, che ha deliziato la platea con i suoi colpi di genio. Non vedo l'ora di vederlo giocare dal vivo. I pareggi di tutte le dirette concorrenti per lo scudetto hanno così "ammortizzato" la batosta interna del Diavolo.
Immediatamente dietro le grandi, i punti più pesanti li ha fatti sicuramente la Lazio, che ha sfoggiato il giovanissimo Zarate, e l'Udinese, che ha umiliato il Palermo ben oltre il risultato. Importanti anche i tre punti del Torino contro il Lecce.
In chiave salvezza, ottime notizie per Chievo, Catania e Atalanta, che si sono aggiudicate scontri diretti e che quindi non vedono scappar via il Bologna.
Ora ci sono due settimane per le sconfitte per serrare i ranghi e rimettersi in carreggiata. Già da questa prima giornata si capisce che il campionato sarà spietato ed equilibrato, e i punti persi all'inizio potrebbero rivelarsi fatali. Palermo, Siena, Cagliari, Lecce e Genoa sono avvisate.
domenica, 31 agosto 2008
A volte detesto aver ragione. Anche perchè il più delle volte in cui ce l'ho, vorrei aver torto. Ma stavolta era proprio difficile sbagliarsi.
L'esordio del Palermo in questo campionato 2008-2009 è stato un autentico disastro. Una disfatta che va ben oltre il risultato di 3-1, un punteggio che con un'Udinese appena più in forma sarebbe stato ben più pesante. I rosanero sono stati la copia in carta carbone di quelli visti contro il Ravenna, e il maramaldeggiare del grande Totò Di Natale è stato un semplice corollario a un risultato che non è parso mai in discussione.
Ma era prevedibile. Molto prevedibile, persino troppo, per chiunque avesse assistito al disastro di Coppa Italia.
La situazione peraltro non sembra affatto allegra anche perchè queste sconfitte non sembrano per nulla figlie di un amalgama ancora da trovare, ma di carenze strutturali devastanti, che proiettano questa squadra, se va bene, solo nell'orbita di una salvezza non so nemmeno quanto tranquilla.
Ieri era evidente come il Palermo fosse totalmente in balia dell'Udinese. Il confronto tra la personalità dei bianconeri e quella dei rosanero era addirittura imbarazzante. La squadra di Marino ha gestito il ritmo della gara a proprio piacimento, trovando i gol quando li ha cercati e rallentando quando era opportuno farlo. L'impressione per chi guardava era che se l'Udinese avesse avuto bisogno di segnare sei gol probabilmente ci sarebbe riuscita.
Del Palermo nessuna traccia, se non in alcuni tratti del secondo tempo, con un Miccoli e un Liverani ammirevoli per impegno e volontà, ma assolutamente soli. Soli in mezzo ad una difesa lenta e male assortita, un centrocampo privo di dinamismo e un attacco che non la butta dentro manco a porta vuota (vero Cavani?). In sostanza niente gioco, niente idee, niente grinta, niente velocità, niente inventiva. Niente di niente.
Non so onestamente quali correttivi abbia in mente la Società, né tantomeno quali siano le strategie di Colantuono, ma a questo punto l'unica cosa a cui bisogna pensare è dare un'anima a questo gruppo, che sembra rassegnato alle sconfitte ancora prima di cominciare.
Dobbiamo fare 40 punti. Abbiamo ancora 37 partite per farli. Il tempo c'è, ma i segnali forti (in campo e fuori) bisogna darli subito. Prima che sia troppo tardi.
Di seguito le pagelle, per quello che servono...
Amelia 5,5: Fa ciò che può. Incolpevole sui gol.
Raggi 5,5: Lasciato solo contro Di Natale
Dellafiore 5: Titubante
Bovo 5,5: Un po' meglio del compagno di reparto
Balzaretti 5,5: Parte forte poi si spegne
Migliaccio 5: Lotta ma viene sovrastato (Simplicio s.v.: non lascia traccia)
Liverani 6: Non può fare tutto lui
Nocerino 5,5: Da rivedere, ma il giocatore sembra esserci
Jankovic 4,5: Chi l'ha visto (Bresciano 6: Nota lieta, ora continui così)
Cavani 4: Per favore, ora basta! (Lanzafame 6: Promette molto bene)
Miccoli 6: Di stima. Lui almeno ci prova.
Allenatore: Stefano Colantuono 4,5: No comment
Udinese (4-3-3): Handanovic 7; Ferronetti 7, Coda 6,5, Lukovic 6,5, Pasquale 6,5 Inler 8, D'Agostino 7, Isla 6,5; Pepe 6,5, Quagliarella 6,5, Di Natale 8. (Tissone 6, Motta 6,5, Nef s.v.).
Allenatore: Pasquale Marino 7,5
Arbitro: Luca Banti di Livorno 6,5
sabato, 30 agosto 2008
Volo AZ1357. Roma-Trieste. Il solito quarto d'ora fisiologico di ritardo perchè è sabato e Fiumicino non si smentisce mai. Movimenti ormai automatici, messaggi degli steward che ripeto ormai a memoria nella mia mente, come si addice a chi prende l'aereo come l'autobus e se ne fotte se i Dc9 cadono come foglie in autunno. In volo il cielo è terso, come è lecito aspettarsi a fine agosto. Accanto a me una signora inglese o americana più o meno della mia età, magra ed aggraziata. Non male come inizio di anno: due voli e due belle donne vicino.
Campionato 2008-2009. Si parte, e la prima trasferta è una di quelle che mi piacciono anche: Udine con il suo stadio tranquillo e con la città silenziosa. Come piace a me. Dovrei essere contento, eccitato, felice, come da otto anni a questa parte. Come da quella prima trasferta di Pesaro datata settembre 2000.
E invece non va. Non c'è più la vibrazione di un tempo. Comincia un altro campionato, un altro anno di viaggi e di cose nuove da scoprire, di emozioni da vivere. Ma io non provo più nulla. Come in un matrimonio stantio e logoro, quando ti svegli accanto a tua moglie e ti accorgi che in fondo è solo un'estranea. La passione è finita, rimane solo il dovere. Lo sentivo che questa non era una vigilia come le altre. Le Olimpiadi, la campagna acquisti mogia mogia del Palermo, la consapevolezza di un lavoro sempre più precario in mezzo a colleghi sempre più nemici e sempre meno amici. Quelli che all'aeroporto mi rivolgono la parola solo per educazione, e mi fanno capire che in fondo in fondo non mi stimano proprio per niente. Anzi, in cuor loro mi disprezzano. Forse perchè non mi considerano “uno di loro”. Ma loro chi poi? In tanti anni ancora non l'ho capito. Sono arrivato alla triste conclusione che sono forse troppo buono e troppo ingenuo per fare il giornalista. O forse solo troppo coglione.
Insomma, il calcio comincia a darmi fastidio. Comincia ad essere un “peso”. Tante sono state le avvisaglie di questo malessere, a partire dalle sensazioni malevoli provate l'anno scorso, quando ci si guardava in faccia dopo le partite e ci si diceva senza mezzi termini: “Meno male, un'altra in meno!”. Sensazioni tragicamente confermate durante la partita contro il Ravenna. Vedevo il Palermo in campo fare una delle figure più desolanti degli ultimi cinque anni, ma ero forse più preoccupato per l'esito della mia bolletta che per i destini dei rosanero. Non pensavo potesse accadermi. Così come non pensavo che potessero darmi così fastidio tutti quelli che mi interrogano sui futuri destini del Palermo, niente sapendo che in questo momento mi interessano più o meno quanto il Pil della Papuasia.
E' stato forse un lento regredire. Dopo l'irripetibile picco di emozioni toccato con la serie A e con la Coppa Uefa è andato tutto piano piano a calare, con continue delusioni sia lavorative sia sportive, culminate con la pessima esperienza all'Ufficio Stampa del Palermo. Una orrenda parentesi umana e professionale (parola molto azzardata) che mi ha forse definitivamente aperto gli occhi su questo mondo. E che mi ha distrutto una buona parte di esso.
Oggi alle 18 sarò lì, allo stadio Friuli, a fare il mio dovere come sempre. A raccontare a tutti cosa fa il Palermo. Ma sento che dentro di me non sarà come sempre. Sarò impeccabile. Esulterò come sempre se il Palermo segnerà e mi arrabbierò come sempre quando qualcuno in campo farà qualche idiozia. Ma sono certo che tutto questo non mi lascerà più dentro quello che mi faceva sentire “speciale”. Sono felice che questo mio blog non lo legga nessuno, perchè questo sfogo deve rimanere un fatto per soli intimi. Per quei pochi che capiteranno qui per caso e che magari penseranno “Giuseppe si è ammattito”.
Forse è vero. Ricordo che lo pensai anch'io quando il grande Guido Monastra, in un ristorante vicino lo stadio Ferraris a Genova mi disse molti anni fa: “Sono stufo di andare appresso al Palermo. L'anno prossimo smetto”. E così fu. Allora non capii. Ora sì. L'unica differenza tra me e lui è che io non posso dire “smetto” perchè a casa ho bocche da sfamare, ma forse ho in un certo senso smesso dentro di me. Prenderò ciò che verrà. L'anno comincia e io mi sento come uno che sta per finire. Cosa non lo so. Spero di scoprirlo presto. O forse, che è meglio, di non scoprirlo mai.
La signora accanto a me mi mostra fiera l'Australia sulla rivista Alitalia e indicando Sydney mi dice “I'm australian”. Signora, mi porta con lei?