giovedì, 12 giugno 2008

I sogni muoiono all’alba. E a volte il risveglio è doloroso. Ne sa qualcosa la Svizzera, prima squadra a salutare ufficialmente la competizione europea. E da padrona di casa, dettaglio NON trascurabile che accresce la mia fiducia in una manifestazione che premi realmente chi merita. Per ora, devo dire, ho visto arbitraggi non eccezionali ma sufficienti, segno che qualche speranza in tal senso c’è. Certo, il campo di gioco di ieri di Svizzera-Turchia mi fa pensare che per sospendere una partita per impraticabilità del campo occorre Noè in panchina e l’Arca ormeggiata fuori dallo stadio, ma il “business” vuole così.

“Mamma li turchi” dunque, ma la vittoria della truppa-Terim va oltre il gol “scattiato” al 92esimo da un ventenne semisconosciuto, e premia l’atteggiamento della squadra, che ha disputato un secondo tempo davvero tutto cuore e grinta. Speriamo che nel ritiro azzurro (da dove si levano scudi in difesa di Donadoni e proclami di riscossa) qualcuno abbia visto e abbia preso nota: “vi vogliamo così”, come cantano spesso i tifosi.

Ora i turchi se la giocheranno alla pari con i cechi, e la partita promette spettacolo. Tra l’altro le due squadre arrivano alla sfida in parità anche come differenza reti, quindi, se dovessero pareggiare, si andrebbe direttamente ai calci di rigore per decidere chi va ai quarti di finale. Una sottigliezza regolamentare mai verificatasi e particolarmente affascinante.

Mi è piaciuto di nuovo questo Sionko. Peccato che abbia già 31 anni, perché sarebbe da prendere di corsa. Anche perché ha salutato i Rangers di Glasgow per andare al Copenaghen. Palermo non gli piacerebbe?

Per una squadra che saluta, la Svizzera, un’altra fa trionfale ingresso nei quarti di finale. Il Portogallo del “triumvirato” Ronaldo-Deco-Quaresma castiga una bella Repubblica Ceca e fa la voce grossa, confermando che, come diceva l’amico Puglisi, i giocatori di classe saranno un po’ anarchici tatticamente e non terranno bene le distanze, ma alla fine ti portano a casa il bottino. Quindi, se hai la fortuna di averli, sei un suicida se li tieni in panca a giocare a rubamazzo. Lo avrà pensato anche Abramovich (che con Puglisi ha in comune solo l’iniziale del nome di battesimo) che si è prontamente precipitato a scritturare Luis Felipe Scolari per il suo Chelsea. E il sito dei Blues, con una sparata a dir poco grottesca, ha scritto: “noi lo annunciamo, ma per delicatezza non diciamo quanto guadagnerà fino alla fine dell’Europeo”. Non c’è più religione.

E a proposito di religione, sapete come si chiama il secondo portiere del Portogallo. Espirito Santo! Legittimo chiedersi se in porta fa miracoli.

Parlando di “sparate”, è particolarmente grave quella di ieri di tal Michael Zewlakow, difensore della Polonia. Intervistato da un quotidiano del suo paese ha detto più o meno: “La partita con l’Austria sarà una guerra, e la guerra finirà solo quando ci troveremo nel pullman a partita finita”. Domanda a “Monsieur” Platini: invece di blaterare “ad muzzum” su fair-play, arbitraggi ed altre amenità, perché non dare un segnale squalificando per dieci giornate questo individuo? Questo sì che sarebbe un segnale per i giovani. Dopodichè organizzare per il signor Zewlakow una bella gita-premio ai campi di concentramento nazisti che nel suo paese abbondano. E spiegargli cosa sia una guerra. Vera però.

Chiudo con un ricordo doveroso e doloroso per i poveri operai morti a Mineo mentre facevano il loro duro lavoro. Questo è un paese dove “qualcuno” muore sommerso di melma e “qualcun altro” guadagnerà 24 milioni di euro in 4 anni standosene comodamente seduto sul suo yacht. Chiamatemi qualunquista, ma io la penso così.

postato da: gidago alle ore giugno 12, 2008 10:09 | Permalink | commenti
categoria:il mio europeo
martedì, 10 giugno 2008

Pazienza ragazzi, ci abbiamo provato! Eppure è stato bello sognare. Ci pensate, come sarebbe stato bello battere l’Olanda campione del Mondo? Per un po’ abbiamo sperato. I primi minuti, quell’occasione fallita da Van Nistelrooy. Avevamo bisogno anche di un po’ di fortuna per battere i Campioni del Mondo dell’Olanda. Ma in campo la differenza si vedeva. Loro giocavano a calcio come i Campioni del Mondo, noi sembravamo la squadra della parrocchia. Non sono bastate le serpentine ubriacanti di Camoranesi, le progressioni imperiose di Zambrotta, le millimetriche diagonali di Barzagli, i tagli furibondi di Di Natale, le strategia impeccabile e perfetta di Donadoni, che aveva preparato la partita con l’Olanda Campione del Mondo nei minimi dettagli. No. Nulla di tutto ciò è bastato. Alla fine uno, due e tre. E tutti a casa. Con un applauso sincero a quel Campione del Mondo di sportività che è Van Nistelrooy, che non si è buttato in area come il 99,99% degli attaccanti del mondo avrebbe fatto, e un ringraziamento ai nostri arancioni avversari, che se avessero voluto avrebbero potuto farcene una mezza dozzina.

Ad un certo punto, a metà secondo tempo, sullo schermo è comparsa una statistica. Falli commessi: Olanda 16, Italia 9. Ma non era perché noi eravamo maestri di fair-play. Era semplicemente perché non riuscivamo nemmeno a prenderli.

Dopo la partita, le scuse. Che teneri, che dolci, come mi commuovo! Si sono scusati con gli italiani. Ma ci pensate come sono bravi? Ci pensate come sono carini con noi? Guardate, al solo pensiero mi viene da piangere. Di rabbia.

Grazie Donadoni, per averci fatto umiliare. Grazie Chiellini, per averci regalato Barzagli titolare. Grazie ragazzi, per averci fatto vergognare di voi. Sinceramente grazie.

Ho pensato anche alla faccia dei giocatori della Romania dopo la partita. Direte voi: “che c’entra?”. No c’entra perché, dopo aver visto Romania-Francia (una delle partite più brutte del decennio) mi era chiaro il disegno strategico dei romeni, i quali si erano fatti questo conto: “catenaccio contro Francia e Italia per portarci a casa due pareggi, e poi all’ultimo ce la giochiamo con l’Olanda Campione del Mondo”. Ora chi glielo dice a Mutu e compagni che quando tra tre giorni avranno (sicuramente) battuto i Campioni del Mondo - quelli veri - passeranno il turno?

Chiudo con un pò di dubbi amletici:

1) Ma non sarebbe meglio montare su un aereo e tornare a casa subito? Forse conserveremmo quel briciolo di dignità che rischiamo di perdere nelle prossime due partite.

2) Mi presentate il “genio” che ha fatto firmare a Donadoni il contratto prima dell’Europeo?

3) Ma siamo sicuri che nel contratto di Barzagli non c’è qualche clausola che consenta al Wolfsburg di ridarcelo indietro?

4) C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di scassarci i maroni chiedendosi se il primo gol dell’Olanda era fuorigioco?

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In chiusura, per la partita con la Romania proporrei:

(4-2-3-1): Buffon; Zambrotta, Materazzi, Chiellini (...così rompe qualche avversario...), Grosso; Aquilani, De Rossi; Del Piero, Cassano, Perrotta; Toni.

Un 4-2-3-1 in fase di possesso, che può diventare anche un rombo di centrocampo con De Rossi vertice basso, Cassano vertice alto, Del Piero accanto a Toni e Aquilani e Perrotta cursori. In fase di non possesso diventa un 4-5-1 con Del Piero e Perrotta che scalano sulle fasce e Cassano che va a pressare alto sul portatore di palla avversario.
Ma io, per fortuna, non sono Donadoni...

postato da: gidago alle ore giugno 10, 2008 10:51 | Permalink | commenti
categoria:il mio europeo
domenica, 08 giugno 2008
Due macchine ferme ad un semaforo. Rosso.
Ad un certo punto da dietro arriva un'altra macchina, di gran carriera...Frena ma è troppo tardi. Pum. Tamponamento. Cocci per terra, macchine ammaccate.
Direte voi: una normale scena che accade decine di volte nelle nostre città? No! Un incidente su un circuito di Formula 1 durante un gran premio!
E, attenzione, non si tratta di un errore clamoroso di un novellino sconosciuto, ma nientemeno che Lewis Hamilton, l'astro nascente del Circo della Velocità.
Inutile dire che la scena è stata grottesca, tanto che il povero "tamponato" (guardacaso il suo avversario Raikkonen) gli ha fatto un gesto come dire "Che fai, non ci vedi"?...Insomma, una scena da incrocio di una qualunque città.
I piloti in fondo sono persone normali, soprattutto adesso, visto che, dopo il ritiro di Re Michael Schumacher,  l'ultimo dei grandi, non è più rimasto nessuno che a buon titolo possa essere definito "pilota di Formula 1".
Senna, Villeneuve, Mansell, Piquet, Prost, Lauda..Il solo pronunciare questi nomi e metterli a fianco ai dilettanti allo sbaraglio che da anni occupano indegnamente le macchine più veloci del mondo appare come una bestemmia.
Quelli di oggi non sono piloti, ma una pattuglia di tassisti che guida macchine-computer che praticamente vanno da sole. L'unico sforzo è tenerle in pista fino alla fine, e  manco in questo riescono.
Tornando mestamente verso il box della McLaren con il modulo blu in mano, testimoni giurano di aver sentito Hamilton gridare verso Ron Dennis "Ehi Ron, ma ti sei ricordato di rinnovare l'assicurazione?"
postato da: gidago alle ore giugno 08, 2008 21:45 | Permalink | commenti
categoria:non solo calcio