martedì, 26 febbraio 2008
FONTANA  7: Sul palcoscenico della Scala del Calcio va in scena l’ennesimo show di “Jimmy l’acrobata”. Ormai gli avversari sanno che per fargli gol devono sperare di arrivare soli davanti a lui, perché di batterlo in altri modi non c’è verso. E infatti la difesa rosanero prontamente provvede  a lasciare ad Ambrosini e Inzaghi l’onore di punire il portierone, che si era permesso il lusso di dire no alla sua maniera ad una sassata di Kakà a due sciabolate di “sua Maestà” Pirlo. 

ZACCARDO  6,5: Gara tosta e convincente. Cristian rimane sempre lucido nella zona di competenza, riuscendo a guadagnarsi la pagnotta. Pregevoli alcune chiusure uno-contro-uno ai danni di Pato e Kakà. Peccato che Cassani non gli abbia dato l’aiuto che meritava, costringendolo quindi a non muoversi dalla sua zona. Se una pecca si può trovare è quella di aver permesso il cross a Gourcuff al 90esimo, ma è un discorso relativo: se Barzagli avesse fatto il suo, nulla sarebbe accaduto e di quel cross non ci ricorderemmo neanche.

BARZAGLI  6 - 1 = 5: Non so se è più la rabbia o la disperazione. C’era finalmente riuscito, il capitano, a fare una partita perfetta. C’era finalmente riuscito a non sbagliare nulla. Aveva letteralmente cancellato dal campo ciò che resta del fantasma di quello che un tempo era Gilardino. Aveva diretto con relativa calma e sufficiente sicurezza la difesa. Aveva, insomma, fatto il suo. Come ai bei tempi. Purtroppo però si è fermato all’89’. E come per uno strano sortilegio Barzagli sul cross di Gourcuff è rimasto lì, piantato, impietrito in mezzo all’area, nella “terra di nessuno” a lasciare Inzaghi in posizione regolare, mentre Biava si fiondava su Pato e Balzaretti non riusciva (come avrebbe potuto?) ad avere la prontezza di riflessi necessaria per “scalare” su SuperPippo. Un errore, l’ennesimo. Fatale anche stavolta. Gli costa un voto in pagella. Come il punto che abbiamo lasciato a Milano.

BIAVA  7: …Pato chi?? Ah già, il bimbo prodigio. Bravino, ma ripassa tra qualche anno. Grazie. Sai, qui c’è gente umile e silenziosa che viene dalla bassa bergamasca, e che qualche anno fa fermò un tale Adriano e un certo Martins. Forse la classe non è acqua, ma anche mangiare pane duro alla fine paga.

CASSANI  5,5 – 1 = 4,5: Una gara sofferta, per lui che era in campo e per noi che lo guardavamo. Una partita che, a mio modesto parere, il buon Mattia poteva (e doveva) giocarsi meglio, visto che l’inizio era stato molto promettente. L’intesa con Zaccardo infatti funzionava, e Jankulovski mostrava crepe preoccupanti quando veniva puntato direttamente. Ma invece di prendere coraggio da questo, l’esterno rosanero si è spento rapidamente, mostrando troppa ingiustificata timidezza, non cercando mai l’affondo offensivo e anzi subendo pesantemente le accelerazioni del ceco e di Ambrosini. E su una di queste infatti Mattia combina il patatrac, lasciando il centrocampista rossonero libero di scorazzare in motorino fino al povero e incolpevole Fontana. Per lui la stessa punizione di Barzagli: un voto in meno.

GUANA  6,5: Il volonteroso bresciano continua a rivestire il doppio ruolo di costruttore/intenditore, che lo costringe a dilapidare una quantità di energia tale da illuminare un grattacielo. Cerca di correre ovunque ci sia bisogno, vuoi per dare il “la” all’azione, vuoi per raddoppiare sugli avversari. Qualcosa perde in lucidità, ma mai in disciplina e senso della posizione, risultando comunque prezioso. Non è certamente colpa sua se qualcuno ha deciso di rinunciare a Corini senza rimpiazzarlo. Strepitosa una sua verticalizzazione “no-look” per Cavani.

MIGLIACCIO  7: Di lui colpisce una cosa su tutte: a centrocampo di testa la prende sempre e solo lui. Già questo basta per far capire quanto l’ex atalantino sia sempre concentrato e determinato contro qualunque avversario. Si piazza come sempre davanti alla difesa e si guadagna la pagnotta mettendoci anima, cuore, e spesso anche le gambe. Peccato davvero che non abbia dei piedi vellutati, come dimostrano un paio di palloni persi in modo agghiacciante sulla trequarti, ma il lavoro che fa lo rende titolare inamovibile.

BRESCIANO  7: Anche per lui varrebbe il discorso fatto per Barzagli: vederlo giocare in quel modo fa rabbia. Rabbia perché non ci si spiega come mai un giocatore come l’australiano non riesca a tirar fuori con continuità il talento calcistico di cui Madre Natura l’ha dotato. Contro i rossoneri, partendo da una posizione non sua, ha prodotto un’ora di ottimo calcio, segnando un gol da rapinatore d’area e costringendo Gattuso a ripiegare spesso all’indietro per contenere le sue iniziative. Riuscirà a regalarci un finale di campionato così bello? (SIMPLICIO  6: Entra e si piazza sulla trequarti rendendosi discretamente utile, riconquistando un paio di palloni alla Arsenio Lupin e sfiorando il gol con una punizione veramente ben tirata. Segni di vita da confermare al più presto).

BALZARETTI  5,5: Va a corrente alternata, costretto ad arginare le imperiose sgroppate di Oddo, forse uno dei pochi milanisti all’altezza del blasone. Quando spinge però è convincente, e se Guidolin non gli avesse levato Bresciano accanto, forse avrebbe potuto avere più spazi alla fine. In ogni caso, come per Cassani, doveva essere meno timoroso.

CAVANI  5: N.C.S., ovvero “non ci siamo”. E’ un gran bravo ragazzo, e ha un talento smisurato oltre che modi gentili. Per questo gli vogliamo bene. Ma gliene vorremo ancora di più quando finalmente capirà che il calcio europeo non è quello sudamericano, e che qui nel vecchio continente l’estro deve lasciare spazio alla concretezza. Soprattutto a questo livello, e contro marpioni del calibro di Gattuso e compagni. Quando riuscirà ad essere meno lezioso e più cinico negli ultimi trenta metri di campo diventerà un arma letale. Incidentalmente lo stesso giudizio vale per il suo amico Pato. (TEDESCO  s.v.: Cinque minuti “alla Giacomazzi”. Fossi in lui sarei imbufalito).

AMAURI  7: Il Caballero avrà pensato “beh, se questo dev’essere il mio prossimo pubblico, tanto vale che cominci a farmi amare sin da subito!”. Così il nostro (ancora per poco) fuoriclasse, si è inventato l’ennesima prova “mostre” da consegnare alla memoria dei tifosi rosa, sciorinando di fronte alla esigente platea milanista il meglio del suo repertorio. Dopo una mezz’oretta è rimasto orfano di Cavani e nonostante questo ha continuato, completamente da solo, a far impazzire Kaladze e Bonera che sono riusciti a limitarlo con sforzi sovrumani, e solo grazie alla loro notevole esperienza. Rimane sempre il neo delle proteste, che sono troppe e troppo insistite. Ma anche per quello la soluzione è a breve: quando protesterà con addosso una maglia strisciata, almeno in Italia sicuramente troverà più ascolto. Ogni riferimento al fallo subito all’87esimo è puramente casuale.

GUIDOLIN  5: Poche idee ma ben confuse. Si inventa letteralmente un inedito Bresciano interno sinistro di centrocampo, pur avendo a disposizione Caserta. In realtà gli va pure bene perché l’australiano tira fuori dal cilindro un gol e tante cose buone. Poi si contraddice togliendolo senza motivi apparenti, ignorando invece il fatto (abbastanza evidente) che Cavani e Cassani erano da lungo tempo fuori partita. Incomprensibile l’entrata di Tedesco a tre minuti dalla fine. Così come incomprensibile è la scelta di portarsi fino a Milano Miccoli per poi non farlo giocare nemmeno un quarto d’ora. Infine per Jankovic e Rinaudo ormai vale il discorso fatto per Barzagli: mi sono stufato di parlarne.

MILAN (4-3-1-2): Kalac 6,5; Oddo 6,5, Kaladze 7, Bonera 7, Jankulovski 6 (Favalli 6); Ambrosini 7, Pirlo 6, Gattuso 6; Kakà 5 (Gourcuff 5,5); Pato 5, Gilardino 4 (Inzaghi 7). All. Ancelotti 6.

ARBITRO  GIANNOCCARO di Lecce  5: Nel complesso non dirige male, ma i replay lo condannano impietosamente: c’erano sia il rigore per il fallo di mano di Migliaccio sia quello su Amauri. Giusta invece la decisione sul fallo di mano di Barzagli. Si potrebbe dire che alla fine non fa danni, ma gli errori restano. Mi chiedo per quanto tempo si potrà ancora così impunemente falsare le partite, visto che ormai la moviola la usano ovunque: nel tennis, nel basket, nel rugby, e tra poco pure nei tornei di Subbuteo. Convincente invece la gestione umana e disciplinare della partita, peraltro interpretata con fair-play dai 22 in campo.
postato da: gidago alle ore febbraio 26, 2008 01:31 | Permalink | commenti (1)
categoria:pagelliamo
domenica, 24 febbraio 2008

(foto reuters da www.gazzetta.it)

Li chiamano “falli assassini”. Qualcuno le definisce “entrate killer”. Altri ancora preferiscono parlare più enfaticamente (e un po’ scioccamente) di “gioco maschio”. Lo confesso senza vergogna: non so a quale di quelle tre categorie appartenga ciò che ho visto accadere ieri a Birmingham nella partita tra il City e l’Arsenal, ma di certo so che non è sport. Quindi, per definizione, non ha nulla a che vedere con il gioco del calcio, maschio o femmina che sia. E confesso altrettanto candidamente che se mi fossi trovato in radiocronaca diretta a commentare la partita, non so proprio come avrei reagito. Minuto due, stadio di St.Andrew’s, squadre che si studiano e giochicchiano. Come quasi sempre accade al minuto due di una qualunque partita di calcio. Improvvisamente, su una (inutile) palla contesa a centro campo, si avventano due giocatori, uno in biancorosso e l’altro in biancoblù. Uno un attaccante dell’Arsenal, l’altro un difensore del Birmingham City.
Il primo si chiama Eduardo Da Silva, 25 anni lunedì, e a dispetto del nome brasileiro, è addirittura croato. Un po’ come se ti dicessero che uno che si chiama Gennaro Esposito in realtà è giapponese. Ma non basta. E’ forte, molto forte. E’ uno dei giovani talenti più limpidi d’Europa, e l’Arsenal ci ha investito. Tanto tempo e tanti soldi. E tante speranze. Le stesse che ha il ragazzo.
L’altro si chiama Martin Taylor. Ed è inglese esattamente come il suo nome suggerisce. Non è giovane, né di belle speranze, ma fa il calciatore professionista. E già gli va di lusso. E’ quello che noi giornalisti a volte definiamo “un roccioso difensore centrale” abile giro di parole che significa che trattasi di uno scarpone orripilante buono solo a scaraventare palloni in gradinata, quando non riesce a prenderli di testa.
Minuto due, dicevamo. Palla inutile, dicevamo. Tackle. Attaccante a terra. Dici: “Beh, un fallo normale”. Non ci fai nemmeno caso, e continui a seguire il pallone. Ma improvvisamente ti accorgi che qualcosa non quadra. L’attaccante è a terra, fermo, non si rialza. Un compagno si avvicina: mani nei capelli. Un altro fugge via inorridito. Il gioco si ferma, e hai la sensazione che sia successo qualcosa di terribile. L’arbitro fa ciò che deve: rosso diretto e via, sotto la doccia. Poi comincia una sequenza terrificante. Che dura otto minuti. Otto lunghissimi e interminabili minuti nei quali la telecamera rimane fissa su quel corpo esanime sul quale i medici si affannano con gesti frenetici. Otto minuti passano prima che i barellieri riescano a portar via il corpo quasi esanime della vittima del fallo. Mentre tu aspetti che la regia inglese mostri un qualunque dannato replay per capire che accidenti è successo a quel giocatore che è a terra come se fosse saltato su una mina antiuomo.
Il replay in verità c’è, ed è sempre lo stesso. Ma da lì poco si capisce.
Il telecronista però sa. E infatti comincia dopo pochi minuti a parlare di incidente “terribile”, e di “giocatori sconvolti”. E allora cominci a capire pure tu.
Nell’intervallo è un attimo schizzare su dalla poltrona e accendere il pc. Internet è connesso, youtube un complice silenzioso. I siti sportivi sono già in subbuglio. E’ tutto lì, quello che la tv inglese non ha avuto il coraggio di mostrare. Quello che con un gesto meravigliosamente umano e pietoso ha “scelto” di non mostrare. E lì si blocca per un attimo il cuore. Su quel fermo immagine agghiacciante, di un piede teso come la testa di un martello che impatta contro una gamba che sembra un grissino. L’immagine dopo è come un pugno nello stomaco, per un attimo hai la nausea e pensi che stai per vomitare: gamba e piede piegati innaturalmente a 90 gradi, come se fossero due corpi estranei. Come se il povero Eduardo fosse un pupazzo montato con i pezzi del Lego. E istantaneamente accadono due cose: la prima, ovvia, è che ti passa subito la voglia di continuare a vedere una partita che non ha più senso; la seconda, meno ovvia, è chiederti cosa accidenti passi, a volte, nella testa dei giocatori di calcio. Quale perfido diavoletto si impadronisca dei loro istinti buoni per trasformarli nei loro istinti più bestiali.
Alla fine, tristemente, parte come sempre la ridda di dichiarazioni futili e di maniera: Wenger che tuona contro Taylor chiedendo la squalifica a vita e paventando presunti complotti contro l’Arsenal tesi a decimare la sua rosa di giocatori, e l’allenatore del Birmingham che cerca futilmente di difendere Taylor, dicendo che è “distrutto” e che non voleva far male all’avversario. “Ci mancherebbe pure!” aggiungerei io, che di distrutto in questo momento vedo solo la gamba del povero Eduardo.
In mezzo a tutto ciò una lezione di grande giornalismo e di grande civiltà: il diritto di cronaca si è fermato davanti alla tragedia di un singolo individuo. Il replay non viene mai mandato in onda. Una scelta che è più che doverosa, è semplicemente e dolcemente umana.
Ci perdiamo a volte in lunghi e sterili dibattiti sulla violenza che sta uccidendo il nostro sport più amato, concentrandoci su quello che accade attorno al campo, piangendo morti che sinistramente continuano a ripetersi e continuando imperterriti a fare discorsi sui massimi sistemi che ovviamente non risolvono mai nulla. Aspettendo la prossima vittima e chiedendosi, ogni volta senza risposta, perché. Forse, a volte, sarebbe opportuno anche concentrarsi su quanto succede IN campo: i falli come quello di Taylor, le proteste con le mani addosso all’arbitro, le parolacce, le bestemmie, le risse da saloon, gli sputi, le vergognose simulazioni, i gesti antisportivi, gli episodi di razzismo, per finire con l’ipocrita e inutile “terzo tempo” con ventidue estranei che in quel momento si odiano come cane e gatto.
Sarebbe bello che per salvare il calcio si ripartisse proprio dal calcio, cioè da quel rettangolo d’erba verde su cui si concentrano passioni, sogni, speranze e soprattutto valori. Valori sportivi, umani ed etici. Una stretta di mano dopo un fallo, un applauso ad un avversario, dichiarare di aver toccato la palla per ultimo, aiutare arbitro e collaboratori a non sbagliare, rispettare tutti, compagni, avversari e pubblico. Chissà, forse chi guarda troverebbe la forza e il motivo di odiare un po’ di meno anche chi gli sta davanti e sventola colori diversi dai suoi.
E’ un sogno, un utopia? Forse. E in ogni caso ogni volta che qualcuno cerca di realizzarlo arriva un’entrata a gamba tesa come quella di Martin Taylor, o gli insulti (ancora presunti) ad Omolade. E allora si torna al Via, come al Monopoli.
Gli inglesi amano dire che tra rugby, calcio e football americano c’è questa differenza: il football è uno sport da bestie giocato da bestie; il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini; il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie.
Ieri, guardando la gamba rotta di Eduardo da Silva mi è venuta in mente questa frase, ma mi è venuto anche in mente che i Taylor non possono e non devono vincere.
Perché al di là di quello che dicono gli inglesi, noi italiani diciamo che il calcio è “il gioco più bello del mondo”. Dimostramogli, tutti, che abbiamo ragione noi.
Auguri Eduardo, torna presto. E quando tornerai in campo sarà una vittoria non solo per te, ma per tutti. Per assurdo, anche per il tuo carnefice Martin Taylor.
postato da: gidago alle ore febbraio 24, 2008 13:04 | Permalink | commenti (6)
categoria:vi dico la mia
martedì, 19 febbraio 2008
Molti si preoccupano che alcuni giocatori possano andarsene.

Ma guardando la “meglio gioventù” a disposizione del Palermo l’anno prossimo, a me personalmente passano tutti i rimpianti e tutte le paure:

Agliardi (25)    (Ujkani 20)
Cassani (25)    (Cossentino 20)
Rinaudo (25)
Kjaer (19)    (Dellafiore 23)
Balzaretti (27)    (Capuano 27)
Guana (27)    (Di Matteo 20)
Migliaccio (27)
Caserta (30)    (Velardi 20)
Jankovic (24)
Cavani (21)    (Giovio 18)
De Melo (22)    (Çani 19)

Quelli accanto sono ovviamente gli anni.
Se a questi aggiungiamo Fontana, Biava, Tedesco e Miccoli, che non saranno giovani all’anagrafe, ma che sono giovanissimi “dentro”, direi che avremo tanto, ma tanto da divertirci….
postato da: gidago alle ore febbraio 19, 2008 12:11 | Permalink | commenti (4)
categoria:vi dico la mia