FONTANA 7: Sul palcoscenico della Scala del Calcio va in scena l’ennesimo show di “Jimmy l’acrobata”. Ormai gli avversari sanno che per fargli gol devono sperare di arrivare soli davanti a lui, perché di batterlo in altri modi non c’è verso. E infatti la difesa rosanero prontamente provvede a lasciare ad Ambrosini e Inzaghi l’onore di punire il portierone, che si era permesso il lusso di dire no alla sua maniera ad una sassata di Kakà a due sciabolate di “sua Maestà” Pirlo.
ZACCARDO 6,5: Gara tosta e convincente. Cristian rimane sempre lucido nella zona di competenza, riuscendo a guadagnarsi la pagnotta. Pregevoli alcune chiusure uno-contro-uno ai danni di Pato e Kakà. Peccato che Cassani non gli abbia dato l’aiuto che meritava, costringendolo quindi a non muoversi dalla sua zona. Se una pecca si può trovare è quella di aver permesso il cross a Gourcuff al 90esimo, ma è un discorso relativo: se Barzagli avesse fatto il suo, nulla sarebbe accaduto e di quel cross non ci ricorderemmo neanche.
BARZAGLI 6 - 1 = 5: Non so se è più la rabbia o la disperazione. C’era finalmente riuscito, il capitano, a fare una partita perfetta. C’era finalmente riuscito a non sbagliare nulla. Aveva letteralmente cancellato dal campo ciò che resta del fantasma di quello che un tempo era Gilardino. Aveva diretto con relativa calma e sufficiente sicurezza la difesa. Aveva, insomma, fatto il suo. Come ai bei tempi. Purtroppo però si è fermato all’89’. E come per uno strano sortilegio Barzagli sul cross di Gourcuff è rimasto lì, piantato, impietrito in mezzo all’area, nella “terra di nessuno” a lasciare Inzaghi in posizione regolare, mentre Biava si fiondava su Pato e Balzaretti non riusciva (come avrebbe potuto?) ad avere la prontezza di riflessi necessaria per “scalare” su SuperPippo. Un errore, l’ennesimo. Fatale anche stavolta. Gli costa un voto in pagella. Come il punto che abbiamo lasciato a Milano.
BIAVA 7: …Pato chi?? Ah già, il bimbo prodigio. Bravino, ma ripassa tra qualche anno. Grazie. Sai, qui c’è gente umile e silenziosa che viene dalla bassa bergamasca, e che qualche anno fa fermò un tale Adriano e un certo Martins. Forse la classe non è acqua, ma anche mangiare pane duro alla fine paga.
CASSANI 5,5 – 1 = 4,5: Una gara sofferta, per lui che era in campo e per noi che lo guardavamo. Una partita che, a mio modesto parere, il buon Mattia poteva (e doveva) giocarsi meglio, visto che l’inizio era stato molto promettente. L’intesa con Zaccardo infatti funzionava, e Jankulovski mostrava crepe preoccupanti quando veniva puntato direttamente. Ma invece di prendere coraggio da questo, l’esterno rosanero si è spento rapidamente, mostrando troppa ingiustificata timidezza, non cercando mai l’affondo offensivo e anzi subendo pesantemente le accelerazioni del ceco e di Ambrosini. E su una di queste infatti Mattia combina il patatrac, lasciando il centrocampista rossonero libero di scorazzare in motorino fino al povero e incolpevole Fontana. Per lui la stessa punizione di Barzagli: un voto in meno.
GUANA 6,5: Il volonteroso bresciano continua a rivestire il doppio ruolo di costruttore/intenditore, che lo costringe a dilapidare una quantità di energia tale da illuminare un grattacielo. Cerca di correre ovunque ci sia bisogno, vuoi per dare il “la” all’azione, vuoi per raddoppiare sugli avversari. Qualcosa perde in lucidità, ma mai in disciplina e senso della posizione, risultando comunque prezioso. Non è certamente colpa sua se qualcuno ha deciso di rinunciare a Corini senza rimpiazzarlo. Strepitosa una sua verticalizzazione “no-look” per Cavani.
MIGLIACCIO 7: Di lui colpisce una cosa su tutte: a centrocampo di testa la prende sempre e solo lui. Già questo basta per far capire quanto l’ex atalantino sia sempre concentrato e determinato contro qualunque avversario. Si piazza come sempre davanti alla difesa e si guadagna la pagnotta mettendoci anima, cuore, e spesso anche le gambe. Peccato davvero che non abbia dei piedi vellutati, come dimostrano un paio di palloni persi in modo agghiacciante sulla trequarti, ma il lavoro che fa lo rende titolare inamovibile.
BRESCIANO 7: Anche per lui varrebbe il discorso fatto per Barzagli: vederlo giocare in quel modo fa rabbia. Rabbia perché non ci si spiega come mai un giocatore come l’australiano non riesca a tirar fuori con continuità il talento calcistico di cui Madre Natura l’ha dotato. Contro i rossoneri, partendo da una posizione non sua, ha prodotto un’ora di ottimo calcio, segnando un gol da rapinatore d’area e costringendo Gattuso a ripiegare spesso all’indietro per contenere le sue iniziative. Riuscirà a regalarci un finale di campionato così bello? (SIMPLICIO 6: Entra e si piazza sulla trequarti rendendosi discretamente utile, riconquistando un paio di palloni alla Arsenio Lupin e sfiorando il gol con una punizione veramente ben tirata. Segni di vita da confermare al più presto).
BALZARETTI 5,5: Va a corrente alternata, costretto ad arginare le imperiose sgroppate di Oddo, forse uno dei pochi milanisti all’altezza del blasone. Quando spinge però è convincente, e se Guidolin non gli avesse levato Bresciano accanto, forse avrebbe potuto avere più spazi alla fine. In ogni caso, come per Cassani, doveva essere meno timoroso.
CAVANI 5: N.C.S., ovvero “non ci siamo”. E’ un gran bravo ragazzo, e ha un talento smisurato oltre che modi gentili. Per questo gli vogliamo bene. Ma gliene vorremo ancora di più quando finalmente capirà che il calcio europeo non è quello sudamericano, e che qui nel vecchio continente l’estro deve lasciare spazio alla concretezza. Soprattutto a questo livello, e contro marpioni del calibro di Gattuso e compagni. Quando riuscirà ad essere meno lezioso e più cinico negli ultimi trenta metri di campo diventerà un arma letale. Incidentalmente lo stesso giudizio vale per il suo amico Pato. (TEDESCO s.v.: Cinque minuti “alla Giacomazzi”. Fossi in lui sarei imbufalito).
AMAURI 7: Il Caballero avrà pensato “beh, se questo dev’essere il mio prossimo pubblico, tanto vale che cominci a farmi amare sin da subito!”. Così il nostro (ancora per poco) fuoriclasse, si è inventato l’ennesima prova “mostre” da consegnare alla memoria dei tifosi rosa, sciorinando di fronte alla esigente platea milanista il meglio del suo repertorio. Dopo una mezz’oretta è rimasto orfano di Cavani e nonostante questo ha continuato, completamente da solo, a far impazzire Kaladze e Bonera che sono riusciti a limitarlo con sforzi sovrumani, e solo grazie alla loro notevole esperienza. Rimane sempre il neo delle proteste, che sono troppe e troppo insistite. Ma anche per quello la soluzione è a breve: quando protesterà con addosso una maglia strisciata, almeno in Italia sicuramente troverà più ascolto. Ogni riferimento al fallo subito all’87esimo è puramente casuale.
GUIDOLIN 5: Poche idee ma ben confuse. Si inventa letteralmente un inedito Bresciano interno sinistro di centrocampo, pur avendo a disposizione Caserta. In realtà gli va pure bene perché l’australiano tira fuori dal cilindro un gol e tante cose buone. Poi si contraddice togliendolo senza motivi apparenti, ignorando invece il fatto (abbastanza evidente) che Cavani e Cassani erano da lungo tempo fuori partita. Incomprensibile l’entrata di Tedesco a tre minuti dalla fine. Così come incomprensibile è la scelta di portarsi fino a Milano Miccoli per poi non farlo giocare nemmeno un quarto d’ora. Infine per Jankovic e Rinaudo ormai vale il discorso fatto per Barzagli: mi sono stufato di parlarne.
MILAN (4-3-1-2): Kalac 6,5; Oddo 6,5, Kaladze 7, Bonera 7, Jankulovski 6 (Favalli 6); Ambrosini 7, Pirlo 6, Gattuso 6; Kakà 5 (Gourcuff 5,5); Pato 5, Gilardino 4 (Inzaghi 7). All. Ancelotti 6.
ARBITRO GIANNOCCARO di Lecce 5: Nel complesso non dirige male, ma i replay lo condannano impietosamente: c’erano sia il rigore per il fallo di mano di Migliaccio sia quello su Amauri. Giusta invece la decisione sul fallo di mano di Barzagli. Si potrebbe dire che alla fine non fa danni, ma gli errori restano. Mi chiedo per quanto tempo si potrà ancora così impunemente falsare le partite, visto che ormai la moviola la usano ovunque: nel tennis, nel basket, nel rugby, e tra poco pure nei tornei di Subbuteo. Convincente invece la gestione umana e disciplinare della partita, peraltro interpretata con fair-play dai 22 in campo.
ZACCARDO 6,5: Gara tosta e convincente. Cristian rimane sempre lucido nella zona di competenza, riuscendo a guadagnarsi la pagnotta. Pregevoli alcune chiusure uno-contro-uno ai danni di Pato e Kakà. Peccato che Cassani non gli abbia dato l’aiuto che meritava, costringendolo quindi a non muoversi dalla sua zona. Se una pecca si può trovare è quella di aver permesso il cross a Gourcuff al 90esimo, ma è un discorso relativo: se Barzagli avesse fatto il suo, nulla sarebbe accaduto e di quel cross non ci ricorderemmo neanche.
BARZAGLI 6 - 1 = 5: Non so se è più la rabbia o la disperazione. C’era finalmente riuscito, il capitano, a fare una partita perfetta. C’era finalmente riuscito a non sbagliare nulla. Aveva letteralmente cancellato dal campo ciò che resta del fantasma di quello che un tempo era Gilardino. Aveva diretto con relativa calma e sufficiente sicurezza la difesa. Aveva, insomma, fatto il suo. Come ai bei tempi. Purtroppo però si è fermato all’89’. E come per uno strano sortilegio Barzagli sul cross di Gourcuff è rimasto lì, piantato, impietrito in mezzo all’area, nella “terra di nessuno” a lasciare Inzaghi in posizione regolare, mentre Biava si fiondava su Pato e Balzaretti non riusciva (come avrebbe potuto?) ad avere la prontezza di riflessi necessaria per “scalare” su SuperPippo. Un errore, l’ennesimo. Fatale anche stavolta. Gli costa un voto in pagella. Come il punto che abbiamo lasciato a Milano.
BIAVA 7: …Pato chi?? Ah già, il bimbo prodigio. Bravino, ma ripassa tra qualche anno. Grazie. Sai, qui c’è gente umile e silenziosa che viene dalla bassa bergamasca, e che qualche anno fa fermò un tale Adriano e un certo Martins. Forse la classe non è acqua, ma anche mangiare pane duro alla fine paga.
CASSANI 5,5 – 1 = 4,5: Una gara sofferta, per lui che era in campo e per noi che lo guardavamo. Una partita che, a mio modesto parere, il buon Mattia poteva (e doveva) giocarsi meglio, visto che l’inizio era stato molto promettente. L’intesa con Zaccardo infatti funzionava, e Jankulovski mostrava crepe preoccupanti quando veniva puntato direttamente. Ma invece di prendere coraggio da questo, l’esterno rosanero si è spento rapidamente, mostrando troppa ingiustificata timidezza, non cercando mai l’affondo offensivo e anzi subendo pesantemente le accelerazioni del ceco e di Ambrosini. E su una di queste infatti Mattia combina il patatrac, lasciando il centrocampista rossonero libero di scorazzare in motorino fino al povero e incolpevole Fontana. Per lui la stessa punizione di Barzagli: un voto in meno.
GUANA 6,5: Il volonteroso bresciano continua a rivestire il doppio ruolo di costruttore/intenditore, che lo costringe a dilapidare una quantità di energia tale da illuminare un grattacielo. Cerca di correre ovunque ci sia bisogno, vuoi per dare il “la” all’azione, vuoi per raddoppiare sugli avversari. Qualcosa perde in lucidità, ma mai in disciplina e senso della posizione, risultando comunque prezioso. Non è certamente colpa sua se qualcuno ha deciso di rinunciare a Corini senza rimpiazzarlo. Strepitosa una sua verticalizzazione “no-look” per Cavani.
MIGLIACCIO 7: Di lui colpisce una cosa su tutte: a centrocampo di testa la prende sempre e solo lui. Già questo basta per far capire quanto l’ex atalantino sia sempre concentrato e determinato contro qualunque avversario. Si piazza come sempre davanti alla difesa e si guadagna la pagnotta mettendoci anima, cuore, e spesso anche le gambe. Peccato davvero che non abbia dei piedi vellutati, come dimostrano un paio di palloni persi in modo agghiacciante sulla trequarti, ma il lavoro che fa lo rende titolare inamovibile.
BRESCIANO 7: Anche per lui varrebbe il discorso fatto per Barzagli: vederlo giocare in quel modo fa rabbia. Rabbia perché non ci si spiega come mai un giocatore come l’australiano non riesca a tirar fuori con continuità il talento calcistico di cui Madre Natura l’ha dotato. Contro i rossoneri, partendo da una posizione non sua, ha prodotto un’ora di ottimo calcio, segnando un gol da rapinatore d’area e costringendo Gattuso a ripiegare spesso all’indietro per contenere le sue iniziative. Riuscirà a regalarci un finale di campionato così bello? (SIMPLICIO 6: Entra e si piazza sulla trequarti rendendosi discretamente utile, riconquistando un paio di palloni alla Arsenio Lupin e sfiorando il gol con una punizione veramente ben tirata. Segni di vita da confermare al più presto).
BALZARETTI 5,5: Va a corrente alternata, costretto ad arginare le imperiose sgroppate di Oddo, forse uno dei pochi milanisti all’altezza del blasone. Quando spinge però è convincente, e se Guidolin non gli avesse levato Bresciano accanto, forse avrebbe potuto avere più spazi alla fine. In ogni caso, come per Cassani, doveva essere meno timoroso.
CAVANI 5: N.C.S., ovvero “non ci siamo”. E’ un gran bravo ragazzo, e ha un talento smisurato oltre che modi gentili. Per questo gli vogliamo bene. Ma gliene vorremo ancora di più quando finalmente capirà che il calcio europeo non è quello sudamericano, e che qui nel vecchio continente l’estro deve lasciare spazio alla concretezza. Soprattutto a questo livello, e contro marpioni del calibro di Gattuso e compagni. Quando riuscirà ad essere meno lezioso e più cinico negli ultimi trenta metri di campo diventerà un arma letale. Incidentalmente lo stesso giudizio vale per il suo amico Pato. (TEDESCO s.v.: Cinque minuti “alla Giacomazzi”. Fossi in lui sarei imbufalito).
AMAURI 7: Il Caballero avrà pensato “beh, se questo dev’essere il mio prossimo pubblico, tanto vale che cominci a farmi amare sin da subito!”. Così il nostro (ancora per poco) fuoriclasse, si è inventato l’ennesima prova “mostre” da consegnare alla memoria dei tifosi rosa, sciorinando di fronte alla esigente platea milanista il meglio del suo repertorio. Dopo una mezz’oretta è rimasto orfano di Cavani e nonostante questo ha continuato, completamente da solo, a far impazzire Kaladze e Bonera che sono riusciti a limitarlo con sforzi sovrumani, e solo grazie alla loro notevole esperienza. Rimane sempre il neo delle proteste, che sono troppe e troppo insistite. Ma anche per quello la soluzione è a breve: quando protesterà con addosso una maglia strisciata, almeno in Italia sicuramente troverà più ascolto. Ogni riferimento al fallo subito all’87esimo è puramente casuale.
GUIDOLIN 5: Poche idee ma ben confuse. Si inventa letteralmente un inedito Bresciano interno sinistro di centrocampo, pur avendo a disposizione Caserta. In realtà gli va pure bene perché l’australiano tira fuori dal cilindro un gol e tante cose buone. Poi si contraddice togliendolo senza motivi apparenti, ignorando invece il fatto (abbastanza evidente) che Cavani e Cassani erano da lungo tempo fuori partita. Incomprensibile l’entrata di Tedesco a tre minuti dalla fine. Così come incomprensibile è la scelta di portarsi fino a Milano Miccoli per poi non farlo giocare nemmeno un quarto d’ora. Infine per Jankovic e Rinaudo ormai vale il discorso fatto per Barzagli: mi sono stufato di parlarne.
MILAN (4-3-1-2): Kalac 6,5; Oddo 6,5, Kaladze 7, Bonera 7, Jankulovski 6 (Favalli 6); Ambrosini 7, Pirlo 6, Gattuso 6; Kakà 5 (Gourcuff 5,5); Pato 5, Gilardino 4 (Inzaghi 7). All. Ancelotti 6.
ARBITRO GIANNOCCARO di Lecce 5: Nel complesso non dirige male, ma i replay lo condannano impietosamente: c’erano sia il rigore per il fallo di mano di Migliaccio sia quello su Amauri. Giusta invece la decisione sul fallo di mano di Barzagli. Si potrebbe dire che alla fine non fa danni, ma gli errori restano. Mi chiedo per quanto tempo si potrà ancora così impunemente falsare le partite, visto che ormai la moviola la usano ovunque: nel tennis, nel basket, nel rugby, e tra poco pure nei tornei di Subbuteo. Convincente invece la gestione umana e disciplinare della partita, peraltro interpretata con fair-play dai 22 in campo.






