mercoledì, 16 gennaio 2008
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Palermo e Udinese sono sullo zero a zero.
Come all'andata.
Un minuto dopo il 90esimo.
Penso "Ok, saranno supplementari...Speriamo solo che non finisca come con i cechi".
Appena un paio di minuti prima, un ragazzone biondo ed educato, che a Palermo molti sottovalutano e che a casa ha le valigie pronte, aveva salvato il risultato con una parata sovrannaturale che aveva strappato applausi da brivido agli spalti del Barbera.
Alzo gli occhi e vedo un giocatore dell'Udinese involarsi sulla sinistra. Lì non dovrebbe esserci. Parte uno spiovente. Un presentimento orrendo mi attraversa la mente. La parabola è lenta, inquietante, dura un tempo che sembra infinito. Dall'altra parte dell'arcobaleno si proiettano due uomini: uno in bianconero e il nostro ragazzone biondo, ma l'occhio del vecchio portiere non mi inganna: il ragazzone è partito in ritardo.
Il terrore dura un'attimo. Il tempo di gridare dentro se stessi "No...no..nooo". La testa dell'attaccante arriva proprio quell'attimo prima dei guanti del portiere. Vorresti non aver visto. Vorresti che fosse un incubo. Vorresti che fosse fuorigioco. E mentre vorresti qualcosa che non è, vedi la palla entrare in porta.
Il bianconero corre a festeggiare. Il ragazzone biondo rimane a terra. In tutti i sensi.
Alla fine l'Udinese vince, e noi no. Il 2008 ci riserva la seconda delusione su due partite, e ti senti svuotato, stranito: hai perso e in fondo non sai perchè. Almeno a Genova lo sapevi.
Ti viene da pensare che hai perso per l'errore di Chicco...ma allora la parata dell'89esimo dove la mettiamo??
Il calcio a volte è la metafora della vita. Dall'altare alla polvere in appena due minuti: Chicco Agliardi, eroe fino all'89esimo, diventa l'artefice della sconfitta due minuti dopo. Chi fa il portiere lo sa che può accadere. E' un ruolo unico, irripetibile: se sbagli tu la squadra perde, mentre se sbaglia un attaccante alla peggio si pareggia. Per questo si usa dire che un portiere è solo. Solo con le sue paure. E con le sue certezze.
Sulla partita c'è poco da dire: il Palermo l'ha giocata discretamente al di là del risultato. Le cosiddette seconde linee almeno ci hanno messo un pò di voglia e determinazione, e sicuramente tra le poche consolazioni di oggi ci sono le prove sufficienti di Jankovic, Cassani, Tedesco, Caserta e Rinaudo, segno che forse la luce in fondo al tunnel c'è.
Ma il tunnel è ancora lungo, se è vero come è vero che lo stesso Guidolin ha dichiarato: "giocando così forse qualche partita la vinceremo", una frase che rivela come il tecnico rosanero abbia capito la fragilità psicologica di questo gruppo.
La gara contro il Siena è più importante di quanto si pensi: una sconfitta contro i senesi potrebbe infatti aprire una voragine spaventosa nelle menti dei giocatori, e lì (non credo di esagerare) potremmo anche rischiare la retrocessione. Beretta avrà a disposizione anche il neoacquisto Riganò, e non è una bella notizia.
Ripeto quanto ho scritto nel mio post di qualche giorno fa: la dirigenza si smuova e capisca che è ora di agire; tutte le squadre che precedono il Palermo si stanno rinforzando, e occorre dare delle risposte concrete e decise comprando giocatori di valore e motivati. Il pubblico e la città non meritano ulteriori delusioni.
Quanto alla gara di oggi, se non si fosse ancora capito, per me Agliardi NON HA ALCUNA COLPA. La colpa ce l'ha tutta la squadra, incapace (come contro il Mladà Boleslav) di mettere al sicuro la qualificazione nonostante ne abbia avuto largamente la possibilità.
A Chicco tutta la mia solidarietà, e la mia stima.
Chiudo con due applausi.
Il primo è per Francuzzo Brienza, che a Reggio Calabria spero possa trovare spazio e consacrazione per le sue qualità e per le sue grandi doti. Oltre ad un grazie per quello che ha dato alla nostra Maglia.
Il secondo è per i bambini che erano oggi al Barbera, e che hanno dato a tutti un esempio meraviglioso di come e cosa dovrebbe essere il tifo allo stadio. Se resteranno così, forse abbiamo qualche speranza che il futuro del nostro sport sia meno desolante.
postato da: gidago alle ore gennaio 16, 2008 22:59 | Permalink | commenti (3)
categoria:vi dico la mia
mercoledì, 16 gennaio 2008
In questo periodo devo dire che mi sto abituando alle sconfitte.
Ma quella che, come scienziato e soprattutto come fisico, ho subito ieri con la notizia della rinuncia da parte del Papa Benedetto XVI alla visita all'Università romana della Sapienza, è stata bruciante come non mai.
Da uomo di pensiero, ateo e laico, confesso che l'atteggiamento di questo Pontefice mi disturba molto. Dal suo insediamento Papa Ratzinger ha dimostrato un comportamento completamente opposto a quello del suo grande predecessore Wojtyla: il suo "integralismo" cattolico sta portando indietro la Chiesa Cattolica di diversi secoli, e la sua chiusura mentale sta scavando un solco profondissimo tra il clero e la società reale.
E' come se la Chiesa si arroccasse volutamente su posizioni provocatorie e anacronistiche e dicesse alla gente "o con noi o contro di noi: o il Paradiso o all'Inferno". Tutto questo alla faccia di chi nella Fede cerca risposte importanti ai propri dubbi, e alla faccia di fedeli che invece di preti con una mentalità vergognosamente chiusa, vorrebbero delle persone sensibili e aperte, con un'atteggiamento di comprensione e di ascolto. Ma soprattutto coscienti che il mondo ormai è cambiato, e che ignorare questi cambiamenti è da stupidi.
Tutto ciò che il grande Papa Giovanni XXIII aveva fatto con il Concilio Vaticano II questo Papa smentisce. Non mi sorprenderei se tra un anno circa annunciasse la rinascita del Tribunale della Santa Inquisizione, con lui nelle vesti di novello Torquemada.
Ciò posto, la decisione dei miei colleghi fisici della Sapienza di prendere posizione contro la visita di Ratzinger all'Università è gravemente sbagliata. per almeno due evidenti motivi.
1) Chi dice di essere aperto al dialogo, e propugna la libertà di pensiero e di opinione non può opporsi all'espressione del pensiero di un altro. Anche se sai che la pensa diversamente da te. Altrimenti cadi in contraddizione. E diventi come gli Ultrà allo stadio. Che il Papa abbia detto che il processo a Galileo fu giusto è cosa gravissima, ma è il Papa stesso che ha fatto una magra figura dicendolo, non noi, che siamo (assieme a Galileo) dalla parte della ragione. Il Papa era dalla parte del torto, ma mettendolo a tacere i docenti e gli studenti lo hanno trasformato in una vittima. Così noi scienziati (assurdo) ci siamo sentiti dare degli oscurantisti da loro. Davvero un bel capolavoro. Opporsi al dialogo è sempre sbagliato. Non era più semplice ignorarlo e basta?
2) I docenti che si sono opposti alla visita del Papa hanno trascurato (colpevolmente) l'effetto-boomerang della loro azione. Il Vaticano (che in fatto di comunicazione ne sa più di Berlusconi) non aspettava altro. Con abili e strategiche mosse politiche ha strumentalizzato a proprio vantaggio il comunicato dei fisici e ha imbastito una guerra di religione, ben sapendo che l'opinione pubblica si sarebbe schierata dalla sua parte. E così è stato.
Ci rimarrà sempre il dubbio che Papa Ratzinger, parlando a docenti e studenti della Sapienza, avrebbe potuto dire "Galileo era nel giusto e noi no", Forse non l'avrebbe mai fatto, ma i docenti e gli studenti della Sapienza hanno sbagliato a non dargli (almeno in pectore) quella possibilità.
postato da: gidago alle ore gennaio 16, 2008 20:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:non solo sport
lunedì, 14 gennaio 2008

In principio fu Empoli. E lì pensai: “Vabbè…Una domenica storta può capitare a tutti”.
Poi venne Torino. E dissi tra me e me: “Vabbè…C’erano problemi con il mister”.
E di seguito arrivò Catania. Considerai: “Vabbè…E’ appena arrivato Guidolin”.
Appresso capitò la Lazio. Mi venne da dire: “Vabbè…E’ Natale”.
Infine domenica toccò alla Sampdoria, passeggiare allegramente in mezzo a undici ectoplasmi vestiti di rosa e di nero. E là, nella splendida cornice dello Stadio Ferraris, chiusa la mia radiocronaca e ricacciato in gola un rigurgito di bile, mi venne spontaneo cogitare: “Vabbè….Ma vabbè cosa??...Ora mi sono proprio rotto le scatole!!”.
In realtà non ho pensato proprio questo, ma a distanza di 24 ore posso auto-censurarmi con molta più disinvoltura di quanta non potessi averne ieri.
“Ora basta!” E’ questo in buona sintesi il pensiero che ha attraversato la mia mente durante il lungo viaggio di ritorno dalle sponde liguri, e sebbene sembri grottesco usare questa locuzione per una squadra in piena zona Uefa, risulta altrettanto misteriosa la circostanza che chiunque abbia incontrato i rosanero quest’anno si sia esibito (parole altrui, non nostre) nella miglior partita dell’anno.
Quindi, delle due l’una: o siamo particolarmente sfigati, o l’atteggiamento della squadra favorisce le “evoluzioni” avversarie. Da scienziato (e da persona dotata di un minimo di buon senso) so benissimo che la fortuna e la sfortuna non esistono, e quindi sono certo che la risposta sia la seconda. Altrimenti non si spiegherebbe com’è che domenica pomeriggio Bellucci e Cassano sembravano Messi e Ronaldinho, Palombo e Sammarco sembravano Gerrard e Lampard, Maggio e Campagnaro sembravano Ribery e Sergio Ramos.
Ciò che osservo spietatamente è che in serie A tutti corrono. Corrono come indemoniati. Pressano a tutto campo e sputano sangue su ogni pallone, principalmente per compensare un livello tecnico che mai come quest’anno (Inter a parte) mi sembra limitato. Tutti. Tutti tranne il Palermo.
I motivi non li sappiamo, e chissà se mai li sapremo, ma io dal mio piccolo punto di osservazione azzardo un’ipotesi.
Partendo dalla convinzione che non credo alla cattiva volontà di questo o quel giocatore, o che peggio ancora qualcuno vada in campo per perdere o per giocar male di proposito, secondo me occorre familiarizzare con l’idea che il Palermo – QUESTO Palermo – si sta avviando alla fine di un ciclo. Un ciclo favoloso ed esaltante, culminato con la promozione in A e con una ancora più esaltante qualificazione in Uefa al primo anno di massima serie. Quel Palermo era perfetto. Una macchina collaudata e oliata che non temeva né avversari, né fortune né sfortune. Giocava a calcio. E lo faceva meglio degli altri. Semplicemente.
Zauli, Toni, Grosso, Barone, Mutarelli, Morrone, Santana e infine Capitan Corini, hanno lasciato uno a uno la scena, lasciando il posto a giocatori sicuramente forti, ma che piano piano logoravano quel gruppo che era stato l’artefice del “miracolo rosanero”. L’addio di Corini ha solo accelerato la fine, peraltro già scritta.
Ora occorre un atto di coraggio da parte della Società. Lasciare andare libere anche le ultime propaggini di quel gruppo favoloso e aver la forza e la voglia di ricominciare da capo. Con una strategia di mercato coraggiosa e ardita, e con la voglia di valorizzare uomini che scalpitano dalla voglia di scrivere pagine nuove della nostra storia, visto che gli altri, ormai, sembrano non avere più "fame", imborghesiti da vittorie, successi e glorie, italiche, europee e mondiali.
Così Agliardi, Sirigu, Biava, Cassani, Rinaudo, Dellafiore, Bovo, Capuano, Guana, Migliaccio, Jankovic, Caserta, Cavani e Miccoli, assieme a altri quattro o cinque giocatori di classe e carisma possono significare una nuova Primavera calcistica nella nostra città.
Speriamo che questi giorni di mercato portino consiglio, e che qualcosa dentro i nostri ragazzi si muova verso la convinzione di essere forti e capaci di esaltare ancora. I tifosi, ma soprattutto loro stessi.
E speriamo che la dirigenza capisca che ADESSO è il momento di dare delle risposte forti.
Zamparini, Foschi, Sagramola: sappiate che ora più che mai "no hay manana"...Non esiste domani.
Abbiamo voglia di emozionarci ancora, ma soprattutto non vogliamo più vergognarci come ad Empoli, a Torino, a Catania e a Genova.
Grazie.

postato da: gidago alle ore gennaio 14, 2008 23:57 | Permalink | commenti (4)
categoria:vi dico la mia